La Contrada

La contrada più popolosa del Palio di Ferrara. Uno steccato sull’acqua, una zucca che misurava le piene, e un motto latino inciso ancora oggi sul campanile del Duomo.

Perché rosso e verde

Sono i colori dei vessilli con cui i giovani di San Martino della Pantonara salutarono esultanti il ritorno da Roma di Alberto V d’Este, che aveva ottenuto per sé e per Ferrara importanti riconoscimenti politici. Erano anche i colori preferiti di Borso d’Este, primo Duca di Ferrara.

In araldica lo scudo è «verde e rosso in sbarra»: il campo verde è attraversato da una striscia diagonale rossa che ne occupa un terzo, dal basso a sinistra verso l’alto a destra.

Lo stemma

Dentro lo scudo, il paraduro — lo steccato che divide l’acqua dalla terra bonificata. Dietro si intravede spesso un incannicciato, la barriera di vimini intrecciati che ancora oggi impedisce alle rive dei canali di franare.

Allo steccato è legata una zucca, secca e vuota, avvolta nella «calza» e fissata a fior d’acqua: faceva da galleggiante e indicava ai guardiani il livello delle acque. Era un idrometro.

Poiché il territorio del Borgo era spesso invaso dalle piene del Po, lo stemma racconta esattamente questo: la protezione dalla violenza dell’acqua attraverso le palizzate erette dai borghigiani.

Lo stemma in città

L’impresa dello steccato apparve per la prima volta nel 1442, quando il marchese Leonello d’Este ordinò i lavori di bonifica, ed è più volte miniata nella Bibbia di Borso. La si trova ancora oggi, a Ferrara:

  • su una facciata esterna del campanile della Cattedrale;
  • alla base di un pilastro del tempio di San Cristoforo alla Certosa;
  • nella fascia sotto il cornicione del Palazzo Ducale, in piazzetta del Castello;
  • sul basamento della statua di Borso e Leonello d’Este.

Il motto

La scritta F.I.D.O. che sormonta il paraduro è composta dalle iniziali di Fides Iustitia Domino Opulentissimo: «Fedeltà e Giustizia sono doti del Grandioso Signore». Opulentissimo si può rendere anche con «Potentissimo» o «Ricchissimo», riferito a doti morali oltre che materiali. Testimonia la fede dei Signori della città nel lavoro dell’uomo e nella clemenza divina.

Le origini

Le origini del Borgo precedono quelle della città di Ferrara. La sua chiesa fu costruita da Accarino d’Este nel 451; alcuni documenti ne garantiscono l’esistenza nel 934, e fu consacrata nel 1138 dal vescovo Landolfo.

Il crocifisso venuto dal fiume

La mattina del Venerdì Santo, 22 marzo 1128, un Cristo in croce di legno, di epoca longobarda e di dimensioni più grandi del naturale, giunse trasportato dalle correnti del Po fino alla riva del borgo.

Nonostante nelle acque ci fossero numerosi battelli e navi, il permesso di avvicinarsi fu concesso soltanto a un uomo della famiglia de’ Finotti, che lo raccolse e lo portò nella chiesa parrocchiale. La popolazione lo venerò come un buon auspicio per le future lotte contro le acque.

Il Borgo avrebbe preso il nome dallo scultore che lo creò: Luca. La chiesa, oggi conosciuta come chiesa del Santissimo Crocifisso, deve il suo nome alla reliquia recuperata dalle acque.

Tradizione riportata da Giuseppe Antenore Scalabrini, Memorie istoriche delle chiese di Ferrara e dei suoi Borghi, 1733.

Il Borgo sull’acqua

In epoca antica il Borgo era una lunga striscia di terra prevalentemente paludosa, compresa fra il Po di Ferrara, il Po di Primaro e la grande depressione delle valli della Sammartina. L’estimo catastale del 1494 ci dice che il 43% del suolo non poteva essere coltivato.

Ma la posizione sulla riva del Po lo rendeva adatto a ospitare grandi fiere di merci e bestiame, lunghe anche quindici giorni. Alla darsena del Borgo San Luca attraccavano oltre trecento navi provenienti da varie nazioni, per la Domenica delle Palme e per San Martino.

Sul finire del Cinquecento il Borgo era un fiorente centro di 1.101 abitanti. Quando i detriti sabbiosi alzarono l’alveo del fiume fino a renderlo quasi impraticabile, però, il commercio venne meno: i suoi abitanti, per secoli abili navigatori ed esperti commercianti, dovettero emigrare o adattarsi a lavori più umili.

La battaglia della Polesella

Il 22 dicembre 1509, lungo il Po tra Polesella e Guarda Veneta, si combatté uno scontro decisivo della Guerra della Lega di Cambrai. Le forze ferraresi del duca Alfonso I d’Este, supportate da un’artiglieria terrestre partita dal Borgo San Luca, affrontarono la flotta della Repubblica di Venezia.

L’intervento dei sanluchini fu determinante: oltre a impiegare con grande abilità i cannoni, nella notte precedente alla battaglia rubarono tre navi veneziane, disorganizzando il nemico. La flotta avversaria fu quasi interamente affondata.

Per il valore dimostrato, Alfonso I concesse al Borgo il privilegio dell’Aquila rossa, coronata d’oro e cinta d’alloro: ancora oggi simbolo della Contrada.

Lucrezia Borgia dormì qui

Il 1° febbraio 1502, prima del solenne ingresso nella città di Ferrara, la novella sposa Lucrezia Borgia sostò e pernottò nel «palazzo del Signore messer Alberto da Este in lo Borgo de San Luca, dritto a la porta de San Paolo».

Il Novecento

Durante la seconda guerra mondiale il Borgo San Luca divenne una vera e propria base operativa della Resistenza, e ospitò importanti esponenti dell’organizzazione antifascista.

Nel novembre 1952 viene inaugurata la chiesa della Sacra Famiglia: da quel momento comincia l’espansione urbanistica che farà del quartiere il più popoloso di Ferrara.

La Contrada moderna

La Contrada San Luca nacque quasi per gioco, nel 1969, dall’impulso di alcuni ragazzi che frequentavano la parrocchia della Sacra Famiglia di via Bologna.

Serviva subito qualcuno che si occupasse dell’organizzazione e tenesse i rapporti con l’Ente Palio appena insediato: si prestò Andrea Ardizzoni, primo Capo Contrada. Non esistevano ancora né organo direttivo né norme scritte, e per due anni la Contrada fu condotta secondo buonsenso.

Nel 1971 tutti gli iscritti si riunirono in assemblea, approvarono il primo statuto ed elessero il primo Consiglio Direttivo e il primo Presidente.

I presidenti

1969–1970Andrea Ardizzoni capo contrada
1971–1981Alberto Balanzoni
1982Vincenzo De Caria
1983–1987Alberto Balanzoni
1988–1994Andrea Ferraresi
1995–2000Andrea Dianati
2001–2002Maurizio Margelli
2003–2008Andrea Dianati
2009–2023Vittorio Trabanelli
dal 2024Massimo Accorsi

Presidenti ad honorem: Patrizia Bianchini (2004–2009) e Mirco Orlandini (dal 2018). Vittorio Trabanelli è oggi Presidente onorario.

Il territorio

I confini corrono dal canale di Marrara costeggiando il canale Volano fino alla ferrovia per Bologna, quindi lungo la via per Bologna fino a Montalbano, comprendendo gli agglomerati di Chiesuol del Fosso, San Martino e Marrara, escluso l’abitato di San Bartolomeo in Bosco.

Il foulard

Il foulard viene indossato dai contradaioli nelle manifestazioni pubbliche e negli eventi della Contrada. È il segno distintivo del contradaiolo e indica l’anzianità di affiliazione: ogni dieci anni di tesseramento continuativo viene rilasciato un nuovo foulard — dei 10, 20, 30, 40 e 50 anni — che si distinguono per il disegno e per i fregi.

Vieni a conoscerci

Ogni venerdì c’è l’aperitivo al Circolo della Contrada, in via Ippodromo 31. Non serve appuntamento.

Come si entra in Contrada

I testi storici sono tratti dal volume dei 50 anni della Contrada e dalle fonti lì citate, fra cui G. A. Scalabrini (1733), F. Bocchi, Uomini e terra nei borghi ferraresi (1976) e F. Scafuri sul quartiere di via Bologna.